Antonio Leonardi

Ci parli della fondazione della protezione civile.

La protezione civile nasce dalla voglia di organizzarsi e rendersi utili per aiutare gli altri durante le situazioni di emergenza.
In origine venne fondato un gruppo chiamato OSE (1980), cioè Organizzazione Servizi di Emergenza, formato da giovani volontari grazie alla collaborazione con alcuni soci fondatori della Misericordia, ovvero Francesco Consoli, Giuseppe Valenti, Vito Zappalà, Rino Longo. Questo gruppo si occupava principalmente delle postazioni in tenda durante le giornate di maggiore importanza, come la Festa dell’1 Maggio, in quanto vi erano pochissime Misericordie e vaste aree da coprire.
La spinta iniziale per partire fu il tragico terremoto che colpì l’Irpinia, occasione nella quale Belpasso e la Caritas si misero a disposizione per la raccolta delle prime necessità.
La vera nascita della Protezione Civile risale, comunque, al 1986, grazie all’attività di Giovanni Giuffrida.

Come è avvenuta la sua entrata all’interno della Misericordia?
Sono entrato a far parte di questa famiglia grazie al coinvolgimento all’interno di questa di molti giovani miei coetanei, ma anche graie alla proposta dei soci anziani come Padre Cosentino, che trasmise a noi tutti lo spirito di volontariato.

Cosa ha provato durante il suo primo soccorso?
Non ricordo con precisione la situazione ed il motivo della chiamata; ricordo solo che indossavo la prima divisa della Misericordia, cioè il camice bianco, e una grande tensione.

Che esperienza ha acquisito durante questi anni trascorsi all’interno della Misericordia?

Ho acquisito un’esperienza che mi ha permesso di formarmi in ambito di primo soccorso e di protezione civile, soprattutto grazie ai campi di “Area Sicilia 1” e “Emergenza Etna”, ancora vivi nella mia mente.

Cosa può dirci di Padre Cosentino, socio fondatore, che lei ha conosciuto?
Con molto rammarico ti rispondo che ho conosciuto Padre Cosentino solo nei suoi ultimi mesi di vita, ma quel breve periodo è bastato perchè la sua figura ci educasse verso la cultura del bene nei confronti del prossimo.

In quale progetto ha dato il suo contributo in ambito di protezione civile?
Ricordo dell’esercitazione chiamata “Emergenza Etna”, svoltasi nell’ottobre del 1995, che vide la partecipazione di tante associazioni di Misericordia: per le tecniche di allertamento e soccorso il nostro gruppo divenne uno dei primi a dare le linee guida. Ci è stato possibile grazie alla 1° Esercitazione Regionale di Protezione Civile denominata “Area Sicilia 1”,  che ebbe luogo a Catania, durante la quale si simularono gli interventi di soccorso da svolgere in seguito ad un terremoto.
Nell’anno successivo si ripetè l’edizione dell’esercitazione, ma ricordo che si passò dalla simulazione al soccorso reale, a causa dalla disastrosa realtà che si aveva nei pressi del Messinese: in poche ore si riuscì ad allestire un posto medico efficente con molti mezzi e tanti volontari, tutti con la voglia di portare non solo i beni necessari e le cure, ma anche tanti sorrisi.

 Quale progetto ti trovi oggi a portare avanti per trasmetterlo ai giovani?
Il progetto di cui mi occupo è “Scuola Sicura”, improntato sulla formazione dei giovanissimi specificatamente per la sicurezza e la formazione nelle scuole in ambito di calamità naturali. Il progetto non è ancora ben definito, ma io stesso mi occupo già della formazione di questi giovanissimi all’interno della scuola, parlando con loro e mostrandogli come imparare a gestire la tensione.

 

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