Vito Zappalà

Lei ha investito, negli anni passati, la carica di Vice Presidente: come ha vissuto questa esperienza? 
Molto di rado mi sono occupato di questa carica, in quanto il compito del Vice Presidente è quello di sostituire il Presidente nelle occasioni in cui egli venisse a mancare. Questo avveniva molto sporadicamente, perciò non posso dire molto di concreto riguardo questa carica.

Perchè e quando è divenuto cassiere? Chi gli ha proposto questa carica? Come ha sostenuto questo compito?
Ho accettato tale carica a malincuore perchè mi venne proposta in conseguenza alla perdita di Padre Cosentino, che venne a mancare per la sua malattia, a causa della quale dovette subire un intervento chirurgico. La mansione di cassiere venne affidata a me per espresso volere di Padre Cosentino, che fece il mio nome in quanto collaboravo spesso con lui e perchè aveva molta fiducia nei miei confronti. Ho sostenuto questo impegno, prettamente oneroso, ma anche molto dispensioso di energie, anche grazie al sostegno e alla collaborazione del socio Antonino Corsini: il suo aiuto fu prezioso, in quanto io ero spesso impegnato a Catania per lavoro e non avevo molto tempo a disposizione. Il socio Antonino in più di un’occasione fece le mie veci in mia mancanza e per questa sua collaborazione lo ringrazio molto ancora oggi.

Quando si è iscritto alla Misericordia? Chi è stata, per lei, la figura che l’ha ispirata, ma anche sostenuta all’interno della Misericordia e perchè? Come ha vissuto i suoi anni di volontariato?
Sono stato uno dei primi volontari iscritti nell’anno della fondazione della Misericordia, ovvero nel 1979. La mia figura portante all’interno dell’associazione è stato Padre Cosentino, in quanto lo consideravo come un padre. Ed è stato proprio lui a spronarmi sempre, già solo con la sua presenza, anche per la carica di cassiere. Ricordo che in varie occasioni ci trovavamo a discutere delle varie problematiche che giornalmente si presentavano, dalle piccole alle grandi spese.
Affrontammo un periodo difficile quando dovevamo acquistare di un immobile (il garage): abbiamo dovuto sostenere un peso gravoso, quello del mutuo, riuscendo a pagarlo solo con le sporadiche offerte fatteci dalla cittadinanza.
Durante questi anni mi sono adoperato in tutto quello che un volontario può fare: dai servizi di trasporto all’aiuto in segreteria, alla mansione di cassiere: ho vissuto così il mio volontariato.

Negli scorsi anni è stato portato avanti il progetto degli obiettori di coscienza: come nacque tale iniziativa e come gestì la situazione?
Questo progetto nacque grazie ad un accordo siglato, in via straordinaria, dalla figura di Padre Cosentino assieme al dirigente della Caritas: vennero distaccati dei giovani dal progetto operante nella Caritas e introdotti nella Misericordia e tra questi il primo obiettore di coscienza fu l’oggi Dott. Angelo De Luca.
Nella gestione di questi giovani ho vissuto diverse esperienze, alcune positive, altre negative: ricordo, ad esempio, di un giovane, Gaudella, il quale restò talmente colpito dal clima di fratellanza che nella nostra associazione di respirava da istituire la Misericordia Di Rosolini.
Ricordo di un altro giovane obiettore di coscienza che proveniva da Salsomaggiore: si presentò il primo giorno da noi pensando di trovare un luogo pieno di mafiosi e questo anche per effetto dell’arresto, in quel periodo, de “u’ Mappassotu”. Di conseguenza questo ragazzo, trovando un clima di fratellanza, chiese di poter chiamare i genitori per poterli tranquillizzare perchè preoccupati: in questo caso feci le veci del presidente e tranquillizai i genitori preoccupati. Il ragazzo fu affiancato e sostenuto dagli altri soci, che spesso lo invitarono a pranzo in casa propria. Quando questo ragazzo chiese le ferie, la famiglia scese a trovarlo e ringraziò tutti soci per come avevano accolto loro figlio, esprimendo anche il fatto che il figlio sarebbe partito a malincuore dopo l’esperienza d noi.

Nel corso degli anni la Misericordia si è occupata di tanti progetti: cambierebbe qualcosa?
Non rinnego nulla del passato, nemmeno le scelte che inizialmente sono state difficili, ma che col tempo si sono rivelate giuste.
Ciò che rimpiango è la scissione del gruppo FRATRES con la Misericordia, ma purtroppo varie vicissitudini a livello nazionale lo hanno imposto, per cui non potevamo più coesistere assieme e continuare la nostra collaborazione.
Ma anche il distacco con la Parrocchia non è stato un momento felice: la Parrocchia era una fonte di giovani volontari, ma anche di persone, quali catechisti o fedeli partecipanti alla vita parrocchiale, che spiegavano ai giovanissimi la virtù di donare, che potevano poi osservare nella pratica dall’insegnamento dei volontari già operativi dentro la Misericordia.
Se tutt’oggi c’è qualche Parrocchia disposta ad accoglierci sarei felice di condividere la vita parrocchial, dato che la Misericordia è nata dentro una Parrocchia.

Quale progetto porterebbe avanti oggi per trasmetterlo ai giovani?
Il primo progetto da portare avanti, e di cui già mi occupo, è l’acquisto di un’ambulanza nuova, visto le condizioni fatiscenti di quelle che abbiamo. Inoltre, bisogna trovare una figura che possa impegnarsi dal punto di vista sanitario per la creazione di un Poliambulatorio, in cui il singolo cittadino può venire per varie necessità.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Nome *
Email *
Sito web