Giovanni Giuffrida

Come è entrato alla Misericordia?  Qual’è stato il percorso al suo interno?
Ho iniziato a frequentare la Misericordia all’età di 16 anni: conosciuta la figura di Padre Cosentino, rimasi talmente colpito da lui da voler intraprendere e continuare questo percorso di volontariato. Tale esperienza fu inaugurata dal mio primo soccorso, appunto all’età di 16 anni, fatto assieme all’autista Nicotra, dopo aver preso la telefonata in sede: da lì in poi sono stato sempre presente e a disposizione del prossimo.

Può parlarci del suo impegno nel progetto della Protezione Civile?
Nel corso degli anni sono diventato anche socio-consigliere in ambito di Protezione Civile.
Il gruppo di Protezione Civile nasce prima come gruppo O.S.E. per prodigarsi nel terribile terremoto che colpì l’Irpiania nel 1980. Poi, proprio per far fronte a questi terribili momenti, si iniziò a pensare alla creazione di un gruppo addestrato e operativo nei soccorsi: nel 1995 si istituì la Protezione Civile, che cominciò a coordinarsi anche con le altre Misericordie. A testimonianza di questo, ci fu la partecipazione del gruppo alle due riunioni svoltesi a Catania, in collaborazione con le varie associazioni, come le Misericordie di S.Giovanni La Punta, Misterbianco, S. Leone e Catania Porto.
L’esercitazione chiamata “Area Sicilia 1” fu quella che si dice una “scommessa riuscita”.
L’esercitazione si svolse a Catania e noi del gruppo facevamo parte del coordinamento.Iniziammo con lo stabilire in campo-base in piazza Raffaele Sanzio, riproducendo un disastro catastrofico, ovvero lo scenario che si può presentare di fronte un terremoto di 10° grado della scala Richter: ci prodigammo subito a portar sollievo a questi finti pazienti, che venivano portati, dopo la chiamata di emergenza, al campo-base con la relativa scheda, per capire subito cos’era avvenuto.
Questa esperienza fu molto istruttiva per noi volontari, tanto che decidemmo di ripetere l’esercitazione l’anno successivo, dando vita a “Area Sicilia 2”.
Vi fu anche un’altra esercitazione molto importante, proprio nei pressi di Belpasso, denominata “Emergenza Etna”, che aveva come scopo quello di verificare l’operato delle Misericordie e delle associazioni partecipanti. La difficoltà messa in atto fu quella del cercare i falsi pazienti: così come nelle reali emergenze, non sapevamo dove fossero i pazienti e quindi, avvalendoci dell’aiuto offertoci dagli Scout di Belpasso, utilizzammo le mappe topografiche e le indicazioni della bussola. Una volta trovato il paziente lo si portava al campo-base compilando la relativa scheda.
Di lì a poco tempo queste esercitazioni divennero realtà, poichè vi fu una disastrosa alluvione nel Messinese e a Crotone e la nostra Misericordia, come tante altre, partì per cercare di dare una mano e cercare di salvare più gente possibile dal fango. E se ciò fu possibile fu anche grazie a queste esercitazioni.

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